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Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

Spagna: Desistenza definitiva concernente la piantagione collettiva di marijuana Pannagh

Pannagh chiede che le piante confiscate loro siano rese e porta accusa per detenzione abusiva dei suoi membri. L’esempio dei club dei consumatori si mette in marcia in parecchi paesi e sarà presentato ufficialmente al parlamento europeo.

ORG: Pannagh

1) La Procedura Giudiziale:

Il 14 marzo 2006 la sezione 6 del Tribunale Provinciale di Bizkaia, pronuncia una desistenza in favore dei tre membri dell’associazione Pannagh e del proprietario del campo affittato, arrestato il 3 ottobre precedente mentre raccoglievano le piante destinate ad uso dei membri dell’associazione. L’archiviaggio del dossier è definitivo dato che nessuna istanza ha fatto ricorso.

La Corte riconosce che non esiste reato, che la piantagione soddisfa le esigenze imposte dalla giurisprudenza del Tribunale Supremo per essere riconosciuta come" consumazione condivisa". Cioè un circuito interno che impedisce l’accesso a terze persone o alla cultura a fini commerciali. In più, la Corte riconosce il fatto che Pannagh è un’associazione legalmente costituita che esclude la nozione di clandestinità inerente ad ogni organizzazione criminale che fa traffico di droghe illecite.

I fatti risalgono al 3 ottobre 2005, quando dopo avere trovato la nostra piantagione, la Polizia Municipale di Bilbao lancia un’inchiesta su un presunto traffico di droga. Il Giudice istruttore di Bilbao, Arantzazu Otiâno, ordina allora la confisca delle piante e l’arresto del proprietario del campo e delle persone presenti sul terreno. Il peso grezzo delle piante si avvicinava ai 150kg.

Le persone sono state rimesse in libertà e le piante sono simaste a disposizione del Giudice. Sembrerebbe che siano state messe ad asciugare e pulite delle parti non psycho - attive. E così quando sono state sottomesse per analisi al laboratorio della delegazione del Governo di Bizkaia il peso totale non era più che 17,400kgs.

La difesa di Pannagh sollecitò la desistenza, pretendendo che le piante erano destinate all’ uso dei membri dell’associazione e non al traffico. In un primo tempo il Giudicie rifiutò la desistenza anche se era stato riconosciuto l’uso delle piante a scopo sociale e non illecito. La desistenza essendo stata pronunciata in seconda istanza, l’associazione chiede perciò che le piante le siano rese.

2) Che cosa ha portato il processo :

Pannagh vuole mostrare la sua soddisfazione della decisione della Corte che riconosce, come lo diciamo dall’inizio, la nostra attività essendo legale e diretta unicamente verso i membri dell’associazione (coprire il loro consumo). Il giudizio rinforza anche l’idea che all’ interno dei limiti proibizionistici, può esistere un circuito chiuso senza fini commerciali per poter rifornirsi in cannabis (o di altre piante o sostanze psycho-attive).

Denunciamo il carattere sproporzionato delle misure prese contro di noi. È assurdo arrestare delle persone perfettamente identificate di cui le azioni sono conosciute (la ragione sociale e gli statuti sono depositati al registro delle associazioni del Governo Basco). Capiamo che la Signora Otiano sia invasa dagli straripamenti repressivi, tuttavia la minima prudenza sarebbe di chiedere consiglio prima di ordinare degli arresti di persone che secondo la natura dei fatti, non devono andare in prigione. Non capiamo neanche perché il Giudice abbia ordinato la confisca delle piante senza avere verificato se realmente si trattasse di un’infrazione.

In questo senso l’intervento della Polizia Municipale fu un fai da te incompleto perché a nessun momento non hanno cercato di sapere chi erano i veri proprietari delle piante. Fra l’altro il fatto che abbiano avuto bisogno di due giorni di detenzione per redigere un rapporto di tre pagine, e la rivelazione delle nostre identità alla stampa, lascia pensare che abbiano voluto “rimetterci al giusto posto” e schernire i nostri diritti di cittadino.

Vogliamo denunciare specialmente la rivelazione delle nostre identità alla stampa, probabilmente da parte degli agenti dell’unità degli Stupefacenti della Municipalità di Bilbao, e soprattutto il fatto di divulgare il nome del nostro presidente. Crediamo che quest’attitudine sia contraria alla legge e che la volontà era di sporcare la nostra immagine. Tuttavvia, vista la reazione della stampa ed il movimento di solidarietà che ne è seguito, è accaduto esattamente il contrario. In questo senso Pannagh ringrazia tutti quelli che hanno mostrato la loro solidarietà durante questi ultimi mesi.

Vogliamo esprimere la nostra delusione e la nostra sorpresa davanti all’atteggiamento della Direzione delle dipendenze alla droga del governo basco di cui il responsabile, Belén Bilbao, conosceva perfettamente le nostre attività molto prima del nostro arresto. Tuttavia, malgrado il postulato teoricamente anti-proibizionistico del suo partito politico, Izquierda Unida, e della sua supposta posizione per la difesa dei consumatori di droghe, il silenzio totale fu custodito. Voremmo sapere anche quando incomincierà una volta per tutte il dibattito sociale sulla situazione legale della canapa indiana che aveva promesso il consigliere Javier Madrazo prima di essere eletto cinque anni fa, perché non se ne vede ancora l’ombra.

3) Sicurezza giuridica dell’autoproduzione

Chiediamo che ci siano rese le piante confiscate, domanda già formulata dall’avvocato dell’associazione. Se le nostre attività sono legali, ciò che si produceo lo dovrebbe essere anche. In più il Tribunale ha riconosciuto che certi membri dell’associazione fanno un uso terapeutico della canapa indiana confiscata e che non è comprensibile di privarli ancora molto tempo di una pianta che alleggerisce i loro dolori. Il paradosso è che la prima istanza di questo giudizio ha obbligato dei cittadini a ricorrere al mercato illegale per ottenere ciò di cui hanno bisogno.

Pannagh esige, una volta di più, la fine dell’attuale insicurezza concernente la produzione propria. Non è normale che anno dopo anno si vedono ancora confische, detenzioni e procedure contro i piccoli coltivatori che si concludono poi per delle desistenze o delle assoluzioni. Questa situazione di incertezze favorisce l’arbitrarietà e schernisce i diritti di quello che scelgono di coltivare piuttosto che di ricorrere al mercato illegale che tira beneficio di quest’assurdità.

In questo senso, poco tempo dopo l’operazione poliziesca contro la nostra associazione, il parlamentare europeo italiano Giusto Catania, membro della Commissione Delle Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni del ParlamentoEeuropeo, autore del rapporto in suo nome, presentò una richiesta scritta alla Commissione Europea concernente questa operazione.

Catania chiese alla Commissione se non era scorretto, in più di essere un attentato a parecchi diritti elementari riconosciuti per la legislazione europea, che in uno stato dove l’uso personale delle droghe è depenalizzato e dove si può creare delle associazioni di consumatori, possano capitare poi delle rappresaglie contro queste associazioni agendo precisamente "per uso personale."

La risposta della Commissione è chiara: l’unione europea non non ha l’incarico della regolazione delle condotte concernente il possesso o la consumazione. Gli stati membri sono obbligati dalla legislazione dell’O.N.U. e dell’Unione Europea di condannare nella sua legislazione tutto ciò che ha rapporto con la distribuzione commerciale di droghe illecite. Questo obbligo sparisce nel caso dell’autoproduzione, dunque, come lo dice sul nostro caso il commissario Frattini in nome della commissione," l’articolo 2.2 esclude la repressione della cultura di canapa indiana per uso personale che può apparire tuttavia al livello delle leggi nazionali."

Il governo spagnolo ha competenza per regolare l’autoproduzione sotto una forma analoga a ciò che si fa in altri paesi europei, determinando la quantità di piante che una persona può possedere per il suo uso personale e chiarendo le condizioni dell’autoproduzione. In questo modo prenderebbe fine l’attuale sfumata ambientale e si offrirebbe un’alternativa al monopolio mafioso esistente.

4) Il Club Sociale Della Canapa indiana al Parlamento Europeo

La cultura collettiva di PANNAGH non è apparentemente un caso isolato. A livelli più o meno importanti di riconoscenza giuridica ed utilizzando differenti modelli legali, esistono delle culture similari in numerosi luoghi in Europa. In Euskal Herria, Paese Basco, siamo arrivati a cinque associazioni similari, nello stato spagnolo ce ne sono parecchi in realizzazione come anche in Svizzera, in Belgio, in Olanda, nella Danimarca, in Germania, nella Repubblica Ceca ed in Polonia.

Dopo avere preso conoscenza del dossier "PANNAGH", la Coalizione Europea per una Politica Giusta ed Efficace sulle Droghe: ENCOD(www.encod.org), formata di 98 entità di 20 paesi europei differenti, ha deciso di dibattere sulle differenti proposte di "cultura sociale della canapa indiana" per arrivare ad una proposta unificata battezzata "Canabis Social Club" che sarà proposta al Parlamento Europeo in novembre, durante l’incontro sulla politica concernente le droghe che la coalizione organizza nella sua sede a Bruxelles: ENCOD che ha messo in marcia alcuni mesi fà la campagna "Libertà di cotlivare", esigerà che la Commissione Europea chiarirà la situazione dell’autoproduzione e permetta la creazione di club di cultura di marijuana e di piante psycho-attive in circuito chiuso e senza scopo commerciale, per trovare un’alternativa al mercato nero. Aspettando, dei gruppi di parecchi paesi si propongono per mettere in opera delle piantagioni di questo tipo durante l’anno 2007.

La Federazione Delle Associazioni Cannabiche sta anche dibattendo un modello per regolare la cultura di canapa indiana in circuito chiuso. Speriamo di potere presentare questo modello alla Commissione sulle droghe del Governo Spagnolo, al Congresso ed al Senato, le istituzioni davanti alle quali speriamo comparire. Speriamo che ne sia così e che si concludi una volta per tutte la politica ostracico del governo Zapatero che condanna il movimento antiprobizionista e cannabico fin da quando sono al potere.

Bilbao il 2 agosto 2006 PANNAGH

Asociación di Usuarios/as di Canapa indiana Pannagh Contacto: Martín Barriuso. 670996335 pannagh chez hotmail.com

www.fac.cc

Sorgente: http://www.fac.cc /

Federación di Asociaciones Cannábicas (Facoltà)

Data di uscita mercoledì 9 agosto 2006 00:58

Traduzione italiana: Canapa info

SP: Pannagh receives cannabis plants from the Spanish police

  • Pannagh demande que les plantes confisquées leurs soient rendues et porte plainte pour détention abusive de ses membres. L'exemple des clubs de consommateurs se met en marche dans plusieurs pays et sera officiellement présenté au parlement européen.
  • Die spanische Konsumentenvereinigung Pannagh fordert, dass ihr die beschlagnahmten Pflanzen zurückzugeben seien und erhebt Klage gegen die missbräuchlichen Festnahmen ihrer Mitglieder. Das Beispiel der Verbraucherklubs ist in mehreren Ländern im Gange und wird dem Europäischen Parlament offiziell vorgestellt.
Articoli modificato martedì 1 maggio 2007 00:50, Data di pubblicazione lunedì 28 agosto 2006 23:39

http://www.cannabis-helvetica.ch
http://www.swisshempshop.com