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Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

Può la Canapa essere una medicina?

Sono Valdesalici Benedetto, medico psichiatra e da medico e da psichiatra mi chiedo in quali campi posso avere vantaggio dalla canapa nella mia pratica clinica che s’ispira prima di tutto al nuocere il meno possibile al mio paziente?
Visto che la Cannabis ha tutte le caratteristiche di un farmaco utile negli usi compassionevoli e palliativi perché posso prescrivere morfina e non cannabis? Visto che la Canapa è un buon miorilassante, un buon ansiolitico, un capace ipnoinduttore ed anche un efficace antidepressivo, perché posso prescrivere psicofarmaci, o laddove posso, valeriana e iperico e non cannabis?
Pensando alle 222 indicazioni terapeutiche della Cannabis proposte dal collega Tod H. Mikuriya, psichiatria californiano specialista nelle medicina delle tossicodipendenze) (vedi allegato) perché non posso usarla nella disassuefazione alcolica ed eroinica, visti i buoni risultati testimoniati dallo stesso Mikuriya? E vista la folta anedottica perché non accettare la sua utilità nell’inappetenza Hiv-correlata o nella nausea postchemioterapica?
All’ industria farmaceutiche che mi offre il Marinol© e Cesmet© , (dronabinolo e nabilone) due cloni sintetici pieni di effetti collaterali(1) che li rendono poco maneggevoli e che sono comunque privi di quegli utili cross effects che hanno i cannabinoidi nella pianta intera. A quell’industria farmaceutica non posso che rispondere che non è l’offerta miglior né per me né per il mio paziente! La Canapa è un complesso sistema biochimico farmacologico.
E’ una pianta laboratorio. che oltre a terpeni e olivetoli contiene anche i cannabinoli per fermarci ai soli prodotti del fiore. E’ infatti l’intero fito-complesso ad essere terapeutico, come si è visto chiaramente ad esempio nell’affaire iperico/ipericina/iperfolina, dove l’industria ha dovuto accettare che esistono piante la cui attività farmacologia è sull’estratto totale, sul fito-complesso appunto, non sui singoli componenti.
Il mistero botanico poi della mono politipicità della canapa si è nel frattempo infittito: la pianta sessuata sativa di Linneo, la sorella indica di Lamark, la pianta ruderalis di Jarischewsky, l’SPP, l’hindu kush, la kafiristanica, la northen light la sperimentazione sul genoma, la Durban e le ibridizzazioni, i copyrigth incrociati, le banche delle cultivar on line... sono il presente della storia di questa pianta alleato di cui si favoleggia possa aiutare perfino la salute del pianeta(2).
Perché allora non dovrebbe avere una sua dignità nell’uso medico? Può la canapa davvero essere una medicina? E’ ciò che proveremo a dimostrare, per due ordini di motivi, uno di natura formale, di diritto e di legge, l’altro più sostanziale, di pratica della terapia, di professione, insomma. La contraddittorietà degli studi sull’argomento ha ispirato la nascita di un intero sito internet www.(medical)marijuanainfo.org dove si trovano, ragionate per campi (favorevoli, contrari ed indifferenti), pagine e pagine di letteratura, ricerca ed eventi correlati all’unico interrogativo should smoked marijuana be a medical option now? Può la canapa essere una medicina?
Sognava nel lontano 1938 in "Canapa" l’insigne fitogenetista bolognese Donà dalle Rose un futuro roseo per la canapa italiana: e ne aveva buone ragioni; era la prima al mondo per qualità del prodotto e seconda solo all’Unione sovietica, per quantità. Ma da uomo di scienza e di pace vedeva realizzarsi il sogno di sviluppo della canapicoltura italiana solo se "si fosse evitata un’altra guerra!" Purtroppo la guerra ci fu e la perdemmo anche e fummo costretti, seguendo la sorte dei vinti, ad allinearci agli stati Uniti(3) che dal 37 avevano reso con il Marijuana Tax act la canapa prima fuori mercato e poi fuori legge. Così lo scontro sulla monotipicità / politipicità della canapa uscì dai toni accademico-tassonomici e divenne scontro giudiziario: oggi negli Stati Uniti infatti la marijuana corrisponde alla Cannabis sativa L. e tutti i coltivatori europei sarebbero fuorilegge.
Non così naturalmente per i suoi derivati sintetici che oltre che difettare delle indispensabili modulazioni sinergiche di cui si diceva, sono depositati in copyright costosissimi (225 € per 25 cprs) da industrie farmaceutiche prive di scrupoli e protese al profitto costi quel che costi, come anche recentemente dimostrato dalla bagarre sudafricana sugli antiretrovirali.


- 1) crisi d’angoscia a causa dell’assenza dell’effetto ansiolitico del CBD ad es. rischio di overdose nel caso di assunzione contemporanea di fumo di marijuana (v. foglietto illustrativo Marinol)
- 2) come dimostrano le analisi di versatilità, le varie classi d’impiego e la biosostenibilità quale utile fonte energetica Jack Herer.
- 3) non a caso chi ha continuato a coltivare canapa dopo la II guerra mondiale sono stati i paesi dell’Est e i non allineati, oltre alla Svizzera (neutrale) e alla Francia (vincitrice) che ora detiene anche i brevetti delle nostre sementi.

La storia di Cannabis info
Ma come attuare tutte queste buone intenzioni terapeutiche?
Secondo la farmacopea italiana, per un esercente la professione sanitaria è possibile prescrivere Cannabis, sia come sostanza che come tintura, peccato che sia poi impossibile procurarsela senza incorrere nei rigori di legge e senza avere un reale controllo di ciò che si assume.
Così, riflettendo sul cannabinoide legale il CBD, ci siamo inventati una terza via.
Ci siamo costituiti nel 1997 dandoci un nome programmatico, Cannabis info, fare informazione sulla canapa e abbiamo associato realtà contadine disponibili alla semina secondo le norme CE. Abbiamo acquistato e distribuito i semi del consorzio francese che li distribuiva per conto della CE, abbiamo, scavalcando montagne di provvedimenti e circolari, prodotto la dichiarazione di semina e di emersione, abbiamo raccolto, essiccato e confezionato in Ti-Sana le cime fiorite delle nostre monoiche e le abbiamo distribuite.
Eravamo così interessati a smuovere le acque della ricerca terapeutica che abbiamo deciso di distribuirle gratuitamente, per dare un segnale ai pazienti, ai loro familiari e alla società civile, che uno sforzo volontario è possibile senza tradire l’attuale dettato legislativo.
Ma Cannabis Info si occupa sì di coltivare e trasformare la canapa, ma anche sulla canapa informare. Così abbiamo prodotto un convegno di studi nel 1998 e pubblicato una mostra, abbiamo aperto un negozio, abbiamo editato e distribuito centinaia di info (info e supporto anche a coloro che dalla frequentazione della canapa ottengono solo gratuita discriminazione o, ancor peggio, rigori di legge) certi che questo fosse il giusto modo per reintrodurla secondo la volontà della CE, restituendole il posto che merita anche nella cultura medica di questo Paese.
E ora, convinti che la canapa possa essere utile in cucina come in medicina cosa vorremmo fare? Interessati a chiarire dose, modi e tempi della somministrazione, vie d’introduzione, indicazioni, controindicazioni, effetti collaterali (a breve e lungo termine), eventuali interazioni con altri farmaci, dopo aver cercato per anni, come Cannabis info di coltivare, trasformare ed informare sulla Canapa, oggi, insieme ad altri soggetti (l’università, singoli professionisti della salute e della ricerca) vorremmo restituire dignità ad un discorso sull’ uso terapeutica della canapa. Così abbiamo recentemente presentato alla Provincia di RE sui fondi Gal un progetto di studio, coltivazione, trasformazione e sperimentazione della Canapa.
Vorremmo cominciare ad investigare i fatti, almeno seguendo le impronte del dr Raffaele Valieri, medico napoletano che nel lontano 1887 fece di necessità virtù e non avendo canape drugtype a disposizione cominciò lo studio della fibertype che trovò utile in molte patologie.
Sarà possibile? Oggi? In Italia? Sui nonti dell’Emilia? Otterremo il finanziamento?
I DUBBI
Visto l’ampio spazio per gli usi compassionevoli e terapeutici dei cannabinoidi naturali, inebrianti non alcolici, che condividono con l’alcool la capacità di disinibire, si potrebbe sospettare per loro la stessa sorte degli analoghi sintetici, naturalmente no! Gli uni, i cannabinoidi naturali sono tabellati come privi di interesse medico e a forte potenziale d’abuso; i secondi, i cannabinoidi sintetici, sono di vero interesse sanitario e prescrivibili dal medico di base!
E’ ovvio che tutto ciò va assolutamente rinormato, m’interessa poco "il come" (normalizzare, decriminalizzare, liberalizzare o distribuire secondo protocolli) sarei interessato al "presto" perché ricevo confidenze di molti pazienti che, costretti ad infrangere la legge a causa delle loro cagionevoli condizioni di salute sono pesantemente esposti all’arbitrio e rischiano i rigori di legge quando stanno già pagando un destino che meriterebbe altro rispetto, e a me, figlio di una società civile e solidale, questa guerra alla droga, costi quel che costi, appare incivile, orribile e sbagliata!

B. Valdesalici (SANA 2002)
Data di pubblicazione mercoledì 31 marzo 2004 11:06

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