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Il popolo suizzero ha ampiamente accettato la prescrizione medica delle sostanze stupefacenti.

Problemi clinici connessi alla terapia con Marijuana

Quando si parla di marijuana e medicina la linea di confine che separa l’uso medico della cannabis dal suo abuso (uso ricreazionale) diventa spesso estremamente sottile ed è per questo che a volte,nelle riunioni di questo tipo,ci si trova involontariamente a parlare più di liberalizzazione o decriminalizzazione della marijuana che della sua possibile efficacia terapeutica, data, a torto o a ragione, per scontata. In altri termini, si discute più di legge che di medicina.
Personalmente non intendo cadere in questo "errore",sia per la mia estrazione culturale, sono un neurologo e non un giurista,sia perché ritengo che soltanto tenendo nettamente separati questi due aspetti si possa arrivare ad un corretto uso della cannabis in campo medico. I presupposti che permettono la nascita di un nuovo farmaco sono due: che abbia un’ efficacia nel ridurre o eliminare alcuni disturbi e che la sua assunzione non comporti rischi per la salute o che, comunque, questi non siano tali da superarne i benefici. L’uso medico della marijuana,al pari degli altri farmaci, deve quindi soddisfare il criterio di efficacia terapeutica e non pericolosità. Di efficacia hanno già parlato i relatori che mi hanno preceduto e,per quanto riguarda il mio settore di interessi, ritengo che l’impiego della cannabis nei disordini del movimento, nella spasticità correlata alla sclerosi multipla,nell’epilessia e nel dolore, sia di tipo neuropatico che emicranico,possa e debba essere studiato. Il mio intervento riguarda alcuni rischi che sono peculiari del consumo della cannabis perché relativi alla modalità di assunzione,non usuale per un farmaco, e alla composizione della pianta.
Fumare marijuana è ovviamente pericoloso, specialmente in soggetti con affezioni croniche,e non è il sistema ideale di somministrazione per un farmaco. Il fumo di marijuana e di tabacco contengono per lo più gli stessi prodotti,tra questi il benzopirene,sostanza cancerogena. Un’evidenza definitiva che fumare marijuana causi il cancro nell’uomo non c’è,ma gli studi effettuati suggeriscono che possa essere un importante fattore di rischio per lo sviluppo del cancro polmonare. Considerazioni analoghe possono essere fatte per le altre malattie respiratorie connesse al fumo di tabacco,come le bronchiti croniche e la malattia polmonare ostruttiva cronica. La via inalatoria attraverso il fumo potrebbe eventualmente essere accettata soltanto per condizioni morbose che ne richiedano un uso limitato nel tempo. Per le patologie croniche dovranno essere individuate,come si sta facendo in altri paesi, altre vie e/o modalità di somministrazione.
Il secondo elemento che influenza la sicurezza della marijuana usata come farmaco è la composizione della pianta,eterogenea e non del tutto conosciuta.. A tutt’oggi sono stati identificati più di sessanta cannabinoidi,ma le nostre conoscenze sull’uso medico della cannabis si limitano soprattutto al tetraidrocannabinolo(THC) e,in parte, al cannabidiolo(CBD).La composizione incerta della pianta rende i suoi effetti ugualmente incerti e quindi non desiderabili in una medicina. Il principio del "lasciar fare alla natura",condiviso da molti in questa sala,non può essere accettato dalla farmacologia attuale che tende a sintetizzare prodotti sempre più specifici che agiscano su bersagli sempre più mirati.
Concludo con la speranza che anche in Italia sia data la possibilità di occuparsi di marijuana e medicina in maniera seria, senza falsi pregiudizi o facili ottimismi. Evitando la commistione tra cannabis terapeutica e cannabis libera penso che gli organi dello Stato preposti allo scopo non possano rifiutarsi di permettere uno studio,condotto con il rigore necessario alla nascita di qualsiasi farmaco "sull" efficacia della marijuana in alcune condizioni morbose. Permetterlo significherebbe darci la possibilità di sapere non che la marijuana fa bene,ma se la marijuana fa bene e questo, data la vastità del fenomeno cannabis è interesse non solo delle persone malate, ma di tutti.

G. Ambrosetto (SANA 2002)
Data di pubblicazione mercoledì 31 marzo 2004 11:09

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